Agosto 2007 al campo giovani

Agosto 2007 al campo giovani
Una signora barba!!

venerdì 10 aprile 2009

Pasqua: intuizioni di immagini definite



San Paolo dice che qui in questa terra vediamo le cose come in uno specchio opaco, senza buona definizione, con contorni sfumati, colori indefiniti… quasi solo la sagoma del reale.
Ci piacerebbe un sacco essere Dio per vedere le cose chiaramente, così come sono… con un unico colpo d'occhio e cuore cogliere la verità tutta intera. Ma ahimè ci ritroviamo spessissimo con Pilato a chiedere: "E cossa sea la verità?".
La nostra storia personale, le vicende di Padova, la storia politica italiana (con le sciocche dichiarazioni del presidente del consiglio, riportate dai telegiornali ecuatoriani, sul prendere il fatto di dormire nelle tende della Protezione Civile come un week-end di vacanza in campeggio -scusate la parentesi, ma 'sta cosa ci ha indignato!), le differenze economiche ricchi e poveri del mondo, la crisi economica mondiale, le prese di posizione del Papa Benedetto, le storie delle persone che vivono qui in parrocchia.. Sono un mondo che facciamo fatica a decifrare e giudicare. I contorni sono troppo grandi, i problemi molte volte non sappiamo come prenderli. Una realtà troppe volte indefinita, senza un senso chiaro, senza direzione definita…
Soprattutto la sofferenza rende più nebbiosa la comprensione… la morte che è là sullo sfondo sembra cancellare i bordi della nostra vita.

Ci fa bene e aspettiamo con ansia la notte in cui "morte e vita si sono affrontate in duello", in cui il Signore della vita era morto, ma ora vivo dà senso (cioè significato e direzione) alle nostre vite.
Abbiamo voglia di dire: Cristo mia speranza è risorto e mi precede nella Galilea della nostra vita quotidiana per "ordinare il nostro ordinario" … per mettere al loro posto, con chiarezza, tutte le cose sfocate che non capiamo. Per realizzare l'immagine di Dio che ci portiamo dentro.
Crediamo che la risurrezione sia lo specchio vero e bello che ci restituisce, insieme con la gioia e la speranza, il senso delle cose. Non vince la morte! L'ultima parola è del bene! Non devo vivere nell'egoismo per cercare di strappare con qualche secondo di soddisfazioni personali qualcosa alla morte, ma posso fare come Gesù e dare un po' della mia vita, essere generoso, cercare di fare un po' contento un altro. Questo ci dà fiducia nel futuro, ci fa sentire bene e voluti bene… ci fa vivere per davvero.
Ricevere il dono della vita di Gesù ci fa davvero rinascere, e lo vediamo in molte persone. Senza la risurrezione di Gesù non ci resterebbe che comprarci un martello o una pietra di granito per smartellarci...
E invece molti qui capendo che per Dio sono importanti ritrovano voglia di vivere e lottare, di riprovarci nonostante mille cadute.

Ci piace questa foto (grazie Chiara di Stanghella!), perché ci ricorda che qualche volta ci confondiamo e guardiamo l'immagine sfocata e non il reale. Bisogna "rinascere dall'alto" come diceva Gesù a Nicodemo… e ci accorgiamo che l'unica forza capace di farci rinascere e tenere botta in un mondo che non capiamo bene è sapere che Dio ci vuole un bene da matti. E questo ci rigenera, ci fa rinascere.

Spesso per paura siamo solo l'immagine sfocata del Bene che potremmo essere.
Grazie Signore del Bene che ci vuoi e che vuoi che siamo!
Buona Pasqua a tutti, Gesù che ha sofferto per dirci che ci vuole proprio bene, ci faccia rinascere (in alta definizione) all'ottimismo!

Nicola e Mauro (parroco e vicario di una parrocchia del nord di Quito) con Flavio e Lorenza

Venerdì santo: Voglia di piangere…


In questi giorni abbiamo molto confessato: un poco in parrocchia, un poco nelle parrocchie vicine per le celebrazioni penitenziali per Pasqua.
Non rompiamo il segreto dicendo che tante persone han pianto. Ci colpisce, nella semplicità della gente di qui la serietà del loro "arrepentimiento", il dispiacere sincero (anche un po' emotivo) per le colpe commesse e per un sacco di rogne che si trovano a vivere… da problemi salute, a difficoltà economiche, a (purtroppo frequentissimi) conflitti e problemi di coppia, a solitudine, a mancanza di senso e autostima...
Dopo alcune ore di confessioni ad ascoltare ci pesava come un senso di oppressione la mole di tutta questa sofferenza. "Boia can!" continuavamo a ripeterci. Chiacchierando insieme ci dicevamo che ci piacerebbe poter togliere con un colpo di spugna queste sofferenze, ma ci rendiamo conto che non è così semplice.
Già ascoltare e condividere ridà molta speranza, l'esempio e gli atteggiamenti di Gesù, poi, rianimano, fanno sentire che Dio è vicino… che ci è passato anche Lui. Non ha evitato morte e sofferenza, ma ci si è messo dentro.
Stiamo capendo un po' quanto grande è il cuore di Gesù! Noi, semplici confessori, ci sentivamo oppressi per aver ascoltato un po' di sofferenze: Lui le ha prese su di sé! Tutte!! Come gheto fato, Signore!?
Ma quanto bene vuoi?!

Commuove.

Se ci pensiamo bene, a Gesù in croce con sopra tutta la sofferenza, l'ingiustizia, il male del mondo, ci viene da piangere. Un pianto di ringraziamento… il pianto visto in tante persone al ricevere l'assoluzione, il pianto commosso di alcuni/e guardando nelle ultime stazioni della via crucis i giovani che rappresentavano Maria con in braccio Gesù morto: le lacrime, quelle che fanno bene, di chi si sa amato/a senza merito.

Beh, insomma, ci son lacrime e lacrime: quelle della sofferenza da cui molti non sanno venir fuori (i sepolcri chiusi e oppressi da pietrone pesanti dai molti nomi… e tutti ce n'abbiamo qualcuna… qui in America Latina ma pensiamo tra le altre cose anche al recente terremoto in Abruzzo e alla "crisi" economica del nord del mondo che attanaglia molti con cassintegrazione, poca prospettiva di futuro, preoccupazioni, necessità di cambiare stile di vita. Qui purtroppo la "crisi" c'era da prima: è un fatto permanente…) e quelle delle piccole luci che l'Amore di Gesù apre nei nostri cuori perlomeno a livello di speranza e di consolazione (Lui che ci è passato non è indifferente al dolore).
Mauro e Nicola

venerdì 23 gennaio 2009

Dios Mediante




Sabato e domenica scorsi abbiamo vissuto una due giorni di formazione con una ventina di persone per dare inizio al "Progetto CEPA".

"Cepa" in spagnolo vuol dire ceppo e speriamo che dal ceppo nascano buoni germogli e frutti! C.E.Pa. In realtà vuol dire "Comunità di Evangelizzazione Parrocchiali" ed è il progetto formativo su cui abbiamo riflettuto per un anno e che cominciamo a realizzare nei prossimi mesi.
Tutto ciò è nato da alcune constatazioni e riflessioni tra noi missionari e in Consiglio Pastorale della Parrocchia stessa:



  • Dei 20-25.000 abitanti della parrocchia verranno a Messa abitualmente 1000-1500 persone (se son tante!)

  • Per i ragazzini c'è la proposta della catechesi (6 anni) ma dopo la cresima chi continua a partecipare è una esigua minoranza (normalmente quelli che si coinvolgono nel gruppo giovani)

  • Per gli adulti oltre alla messa (e per alcuni qualche gruppo apostolico, come la legione di Maria o il movimento Juan XXIII) e alla novena (i 9 giorni prima di Natale) e al rosario nel mese di maggio, non c'è praticamente niente

  • La parrocchia ha 56-58 barrios (quartieri) e conjuntos (sono gruppi di case a schiera chiuse da un muro con una guardia fuori al cancello - ci vive gente della classe media)
  • La formazione è obiettivo prioritario (chiaro, insieme alla carità!): più importante delle strutture… spendere centinaia di migliaia di euri per chiesa o patronato senza spendere l'equivalente in "strutture di formazione" è quantomeno miope (volevo scrivere "quantomeno stupido perché inutile", ma mi sono trattenuto!)


Fin qui, purtroppo, nessuna novità: più o meno un'analisi simile si potrebbe fare anche per molte delle nostre parrocchie padovane (soprattutto urbane).
L'idea che ci è venuta è quella di "fondare" dei gruppi "locali" (cioà nei barrios e non in parrocchia) accompagnati da due-tre animatori con l'obiettivo di crescere nella formazione biblica e di coinvolgersi nella vita della parrocchia. Il tutto durerebbe tre anni e poi ciascuno dovrebbe scegliere di impegnarsi nel servizio (come catechista, nel coro, come animatore di una nuova C.E.Pa., come politico - ma da cristiano!-, in gruppo Caritas, semplicemente prendendosi l'impegno di partecipare con la famiglia alla messa domenicale, andando a trovare regolarmente il tal vicino solo o ammalato,…).
Sarebbe una "struttura di formazione" per adulti. Come la catechesi per i bambini che una volta messa in moto "dura sempre" (indipendentemente dal parroco che arriva!), perché c'è un cammino strutturato, libri-sussidio, identità chiara dei catechisti…
Abbiamo iniziato con la formazione di quelli che saranno animatori: in novembre e dicembre un corso di introduzione alla Bibbia aperto a tutti (una domenica pomeriggio sì e una no…) e sono venute 50 persone! Era bello vederli arrivare in piazza ognuno con la sua Bibbia, con la voglia di sapere, di cominciare a fare sul serio nella vita della fede. Al terzo incontro abbiamo raccontato del progetto C.E.Pa. e chiesto la disponibilità di accompagnare questi gruppi nascituri come animatori… 25 han detto di sì! E con loro adesso stiamo progettando le missioni… eh, sì, perché si comincia con una missione "porta a porta" per benedire le case e invitare a 2 sere di catechesi Kerygmatiche e motivanti. Abbiamo scelto 5 barrios (per quest'anno!) perché in ogni missione uno di noi preti possa accompagnare gli animatori. Chiaramente l'obiettivo è di avere, in alcuni anni, almeno una CEPa in ogni barrio. Quindi dopo Pasqua ci lanceremo a bussare alle case del barrio Luz y Vida (1000 famiglie), del barrio Colinas del Valle (700 famiglie), del barrio Ecuador (250 famiglie), della "Urbanizaciòn s. José" (280 famiglie) e del Conjunto Marantha III (100 famiglie).
Di tutti quelli che riceveranno la visita e l'invito alcuni decideranno di impegnarsi e partecipare… non tutti, non subito.. Ma chissà! Come si dice qui: "Dios mediante" (a Dio piacendo) ci sarà lievito per far crescere tutta la pasta della parrocchia!



Per la rubrica: "Notizie di vita ordinaria" ecco alcuni aggiornamenti..


  • Abbiamo vissuto a fine dicembre l'incontro di gruppo a san Juan de Lachas (la parrocchia dove vive e lresta servizio don Francesco Bonsembiante)
  • Don Nicola (De Guio), don Bepi (Alberti), don Fabio (Lazzaro) e Nicola (Pellichero) sono in Perù a Lima per l'incontro dei missionari italiani della regione andina… speriamo che ci portino il "Pisco" (un tipo di grappa peruana)
  • Don Giampaolo Assiso si aggira per l'Italia in vacanza.
  • Da alcuni giorni risuonano in casa frasi del tipo: "Ma che scemotti che siete!". È arrivata in casa Lorenza (Bertazzo) che condividerà con la nostra ridente comunità tre anni di vita e servizio… e ha già iniziato a sopportare 'sti tre barbuti.
  • Anche se è partito subito per il Perù, anche don Fabio (Lazzaro) arricchirà la nostra comunità; infatti, terminato il suo servizio nella parrocchia "Virgen del Camino" a Esmeraldas, si aggiunge a noi per accompagnare un quartiere nuovo da 3000 case popolari (10-15000 persone) che il municipio sta costruendo.
  • È morto il gatto … ma non siamo stati noi! Cioè è disperso da un mese e mezzo, quindi immaginiamo che sia passato a miglior vita.

State bene!
Mauro

lunedì 22 dicembre 2008

Mira la vaca grande,... porca vacca!



Cappellina di san Carlos (la più piccola e povera della nostra parrocchia), Messa di sabato sera. La gente da qualche giorno sta ritrovandosi ogni sera alle 19.30 per pregare la novena e han già preparato all'entrata della cappellina il presepio con tanto di muschio, statue, capanna e stella. Nel momento più solenne della Messa, dopo la consacrazione, sono inginocchiato quel mezzo minuto dietro all'altare, tutta la gente in silenzio raccolto sta pregando . In fondo, sulla porta, dei bambini di tre-quattro anni stan giocando. Si fermano, guardano il presepio rapiti e una vocetta allegra rompe il silenzio generale: "Mira la vaca grande!" ("guarda la vacca grande!") e giù a ridere e battere le mani. Stavo imboressandomi… Di tutto il presepio quel che chiamava l'attenzione per i bimbetti era il bue.

La scena ci è proprio piaciuta (stiamo scrivendo in tre: Flavio, Mauro e Nicola): per lo stupore allegro dei piccoli, che tante volte non abbiamo; per la voglia di condividere, uno si è accorto della vaca grande e l'ha fatto notare all'altro; per il fatto che non è un vacca, ma un bove!; per l'apparente contraddizione tra il momento tanto sacro e la spontaneità di bambini che di liturgia non ne capiscono niente, ma che sono veri esperti di statuine del presepio.

Pensavamo che certe volte non ci accorgiamo, non ci stupiamo, non sappiamo vedere oltre le facciate. Che bello sarebbe recuperare lo sguardo di san Francesco a Greccio, lo sguardo che sa sospettare che la realtà è molto più di quel che sembra. La nascita di Gesù, il mistero dell'incarnazione dà importanza e dignità a tutta la vita concreta e quotidiana della nostra storia (che solo apparentemente è insignificante). Mette sugli altari non Gerusalemme, ma Nazaret. Per noi il Natale è esaltazione del quotidiano. Festa grande della laicità, del tempo feriale speso tra lavoro, famiglia, bollette, traffico, crisi economica, mestoli, vacche grandi, … Natale pensiamo sia Betlemme però insieme con Nazaret. Cioè dura 30 anni. Non a caso il tempo di Natale finisce col battesimo di Gesù (11 gennaio). Natale è Dio che vive, impara, prega, piange, mangia, fa festa, si fa domande, si indigna, saluta i vicini, lavora, gioca, si lava, osserva, paga le tasse, studia, ha la polvere sui piedi, contratta il prezzo del tavolo appena finito, va in sinagoga ogni sabato,…
Un lungo apprendistato, come noi, per diventare uomini e donne per davvero!

E poi ci ha fatto sorridere la coincidenza… perché ultimamente nelle nostre chiacchierate-sfogo serali in terrazza abbiamo detto mille volte "porca vacca!" .. Per tante situazioni di superficialità della gente, di alcuni preti, dei murari che stan pavimentando la strada sotto casa senza mettere i tubi perché sfoghi l'acqua piovana (progetti fatti più che dal bue, dall'asino!); per tante, troppe situazioni di povertà (alcune materiali; altre, molte, culturali, relazionali, di senso)… Ci sembra tante volte di irrigidirci più sulla "porca vacca" che sul fatto che nel presepio c'è un divino Niño che è la speranza e l'anima di ogni cambio possibile. È bello come i bambini stupirsi ed entusiasmarsi per le cose belle, e guardando bene il presepio della nostra vita ce ne sono, eccome!
Stimolati, dunque, dal "mira la vaca grande" siamo riusciti ad accorgerci di alcuni miracoli che stan succedendo in questa parrocchiona di periferia (di Quito e del mondo): 40 persone che hanno frequentato il corso biblico e ci hanno "sopportato" per 4 domeniche pomeriggio, e hanno voglia di continuare (una metà si sono resi disponibili per fondare alcuni gruppi biblici nei vari barrios!); Flavio che con le signore del gruppo Caritas ha comprato quintali di riso, lenticchie, zucchero, tonno, olio, ecc., per fare circa 200 "fundas solidarias" (borse solidali) che molta gente ha comprato a 12 $ per appoggiare il fondo del gruppo o addirittura per regalarla a qualche povero; un'azienda italiana, la Venpa, che invece di farsi i regali di Natale è 3 anni che ci manda migliaia di euri per i progetti dell'asilo e del doposcuola; gruppi giovanili e missionari in diocesi di Padova che si danno da fare in questo tempo di crisi finanziaria per l'unico investimento sicuro: i poveri!; un'amica che, per quel che ci dicono, sta lottando con speranza con una robetta non da poco come una malattia seria; la disponibilità di molti laici a offrire tempo per formarsi e per stare in missione (Lorenza Bertazzo arriverà il 6 gennaio per vivere qui tre anni… speriamo non ci porti carbone!!);…

Ecco in poche parole gli auguri di Natale:
"Marìa, por su parte, guardaba (conservava) todos estos acontecimientos y los volvìa a meditar en su interior" (Lc 2, 19). Natale, voce del verbo accorgersi e dar valore alle cose che succedono! Che il Signore ci aiuti a "mirar todas las vacas grandes" che non mancano nella nostra storia semplice, e a conservarle nel cuore con stupore come bambini e come Maria...

Flavio, Mauro e Nicola



Foto serale dalla cucina... cosa ci indicherà la stella?





La nostra Nazaret, luogo del quotidiano, terra di frontiera, incrocio di molte culture

lunedì 17 novembre 2008

Giovinezza e Avvento

In questo periodo tutti mi dicono: che giovane che sembri! Ebbene, sì! Ho "perso" una decina di anni (e forse anche un po' di autorevolezza). Sembro proprio un bocia. Tutto è nato da una scommessa con gli animatori del grupo juvenil. Dopo una riflessione sul fatto che vengono al gruppo una sessantina di tosi e sul fatto che in parrocchia tra i 13 e i 20 anni ci sono circa 3.000 giovani (!), si cercava un'iniziativa per coinvolgere altri giovani (ci preoccupa l'idea di essere soddisfatti con un bel gruppone da 60… ma non si può!). Si è organizzata una "Fiesta Juvenil" facendo sì che i ragazzi stessi invitassero i loro amici. Ci eravamo dati come obiettivo realistico 100 persone, la scommessa era: "se ci saranno più di 150 tosi, mi taglio la barba!". Siccome si è arrivati a 110 ho salvato i baffi! Per dare soddisfazione ai ragazzi, anche se non dovuta, ho accorciato e ridotto la barbaccia che mi accompagnava... e così, in 20 minuti ho perso (o forse dovrei dire "recuperato"?) 10 anni. La documentazione fotografica lo può dimostrare facilmente.



A sinistra il mese scorso in camminata con freddo e pioggia a 4000 m, a destra oggi in terrazza di casa con sole...


Ma … cosa vuol dire essere giovani?
Cambiare look o essere di "razza" giovane (a mio papà e mia mamma date meno anni di quelli che hanno, per fisico e carattere) non è sufficiente.
È vero che a stare con i giovani si resta un po' più giovani.. Stare a contatto con le domande, le speranze e attese, le primavere affettive, intellettuali, stagione di ricerca e messa in discussione della fede e di molte certezze in generale, aiuta a darsi (noi adulti) risposte più chiare e a dare più fondamento, ragioni e comunicabilità alla "speranza che è in noi".
In Azione Cattolica il limite di passaggio da giovani ad adulti sono i 30 anni… chiaro è un limite convenzionale… Con il mio amico Abu (reso felicemente novello sposo da un sì di Giovanna) abbiamo scoperto che non eravamo più giovani circa 4 anni fa dopo un'avventura.. Abbiamo detto: Basta! Mai più… queste cose le lasciamo ai giovani! Per farla breve: eravamo andati in montagna alle Tre cime di Lavaredo in tenda, e fin qui niente di estremo… il fatto è che avevamo voglia di montagna in febbraio… e con 20 gradi di freddo (sottozero!), pur avendo sacchi a pelo abbastanza adeguati, pur avendo visto la più bella stellata e alba europea (no ho foto perché la macchina fotografica era ghiacciata) in mezzo alla neve, la magia poetica ed evocativa della natura non ha potuto esimerci dal dirci più e più volte: "ma varda tì.. Quanto mone semo (con fioriture di sinonimi vari)… parchè no ghemo deciso de 'ndare sui colli … o vignere qua in luglio… mai più, che 'ste robe e fassa i sovani!" Entrando così ufficialmente con queste battute, balbettate con rabbia per scaldarci, nella maggiore età.
Ci ho pensato un po'… e credo che forse con il buon Abu ci tornerei. Mi resta la voglia di godermi alcune avventure.
Ci ho pensato un altro po' e ho capito che quello che ci fa giovani (a qualsiasi età) è la capacità, la tendenza, l'attitudine di guardare avanti. La maggior parte delle energie mentali verso il futuro, il non ancora. Mi ricordo alcune chiacchierate con alcuni grandi vecchi giovanissimi: don Luigi Sartori, i vescovi Alfredo Battisti, Luigi Bettazzi, Ersilio Tonini.. Incontri in cui io con meno della metà dei loro anni mi sono sentito vetusto: che spirito, che apertura, che speranza!
Mi piacerebbe raccogliere le memorie di vita di alcuni "vecioti-giovani" qui della parrocchia: è gente davvero straordinaria, con una vita di stenti e speranza, di lavoro e attesa, di fiducia e semplicità, a volte rassegnazione (ma questi sono proprio anziani)… Venerdì scorso a un seminario di teologia per laici che sto dando in centro a Quito tra i miei alunni c'era Carlos un catechista di 86 anni che ci spiegava la necessità della formazione permanente!!
Un anziano ti ricorda quello che ha fatto, vissuto… vive il futuro nelle aspirazioni dei figli o nipoti; per il giovane il più è ancora da venire, davanti a noi c'è molto da attendere, vivere, gustare, capire.
È atteggiamento decisamente cristiano: vivere protesi verso la meta, il futuro dell'incontro definitivo con l'eterno… e pregustarlo già ora in tutto ciò che ci parla di infinito… fino a ringiovanire definitivamente ("chi non diventa come un bambino…" "Rinascere dall'alto…").
Mi dispiacciono i dibattiti sull'eutanasia, pure importanti… mi dispiacciono perché si parla tantissimo di diritto alla morte e non si spendono riflessioni e impegni concreti per il diritto alla vita, per politiche familiari decenti! L'Europa è mediamente vecchia! Ci sono pochi bambini.. Anzi, no, per fortuna molti fratelli immigrati ci fanno ringiovanire e ci permettono di tenere aperte le scuole!
Si parla dell'America Latina come del continente della speranza. Demograficamente è verissimo: in Ecuador più di metà della popolazione è sotto i 20 anni! Le famiglie hanno frequentemente più di 4 figli (ho conosciuto una famiglia di negri con 22 figli più uno del papà del primo matrimonio!). È anche un continente che attende, che spera, che guarda se non con fiducia senz'altro con speranza al "porvenir". C'è un'aria di rinnovamento soprattutto a livello politico che rialza le speranze.
Speranza e attesa: in spagnolo è bello, si usa la stessa parola: "esperar".
Ecco insomma un po' di pensieri che mi introducono all'Avvento, tempo dell'attesa, tempo di riporre le nostre speranze in un bambino che viene, nella giovinezza che nasce in una storia concreta e diventa vita eterna per tutti.

P.S. importante: per favore, organizzatevi, e fate parecchi bambini.

P.S.2 alcune notizie di vita parrocchiale:
- Siamo stati al pellegrinaggio notturno al santuario della "Virgen del Quinche" a circa 30 Km dalla parrocchia: partiti in 120 alle 22..30 di sera e arrivati (con qualche vescica) alle 5.30. Messa alle 6.00 e a casa in bus. Bella esperienza. Il Pejo (don Nicola) è andato da solo stamattina… finchè io scrivo lui sta camminando… andrò a recuperarlo tra un paio d'ore.
- La settimana scorsa abbiamo iniziato un corso di introduzione alla Bibbia tre ore di domenica pomeriggio. Sono venute 42 persone. Domenica prossima il secondo incontro (su questo punto scriverò in dettaglio per raccontarvi del progettone "Gruppi Biblici" che sta partendo e di cui il corso è una tappa).
- Ieri riunione del Consiglio Pastorale Parrocchiale per redigere il piano pastorale 2008-9 sul tema della Liturgia (dopo 2006-7: Comunità; 2007-8: Annuncio. E prima di 2009-10: Carità).
- Sto dando un seminario a un corso di teologia per laici sull'enciclica di papa Benedetto "Dios es Amor" (ho tradotto direttamente dal latino allo spagnolo! Ma era facile). Se non l'avete letta è proprio interessante, ve la consiglio!
- Si è finalmente riaperta la stagione del mango che era sparito dalla nostra tavola in marzo dell'anno scorso. Il tempo opportuno è breve, bisogna approfittarne!





Foto di gruppetto arrivati al santuario (5.30 am)

domenica 5 ottobre 2008

Montagne semplicemente diverse…



Dalla Punta Penia (Marmolada) guardando verso il Pelmo (foto di Lele)


In ferie (itaiane) me la sono proprio goduta,
• sia per essere stato in famiglia con papà, mamma, fratelli e sorelle e nipoti (certe cose, pur nella semplicità del quotidiano, ricreano il cuore), e zii e zie e cugini..
• sia per aver ritrovato amici vecchi e recenti (di A.C., di Cristo Risorto, Cittadella, di Lissaro, Ospedaletto, Maserà, amici professori ed exmieistudenti del liceo Cornaro, fratelli preti,..)
• sia per aver camminato in tre giretti (in compagnia di Morena, Abu, Rosanna, Paolo, Valerio, Lele) per le “nostre” montagne.

Una Marmolada stratosferica, una ferratona di grande soddisfazione in Moiazza, il sempre magico laghetto turchese del Sorapiss… non c’è che dire: sono belle, proprio belle. Certo, ben più piccole delle montagne dell’Ecuador (la cima della regina delle Dolomiti è poco più alta di casa mia a Quito!), ma con pareti verticali, guglie, campanili, creste estremamente variate.

Giovedì sono stato ad accompagnare Elena e Riccardo (parenti di don Nicola in visita) a toccare quota 5000 sul Cotopaxi in una giornata limpida: splendido! (anche se poi mi è venuto un mal di testa… il mio corpo non si è neancora riabituato alle quote alte…). I vulcani della cordigliera andina sono grandi, maestosi.



L'itinerario per arrivare a 5000: dal rifugio (cerchiato in giallo) all'attacco della via normale (cerchietto rosso)

Sono meglio le “nostre” montagne o le Ande? Mi son reso subito conto che la domanda è decisamente stupida. Meglio, peggio…no! Semplicemente diverse!
Qualcuno in vacanza mi chiedeva: È meglio in missione o a Padova?
Né qui ne lì.. sono realtà semplicemente diverse.
Che fortuna la diversità! Che bello cercare di accoglierla… e lasciarci crescere dal confronto, lasciarci provocare dal “diverso”..
E non è mica facile! Spesso mi viene da chiudermi nelle “mie” verità e sicurezze come fossero le uniche e le migliori. Come per esempio ieri… Abbiamo tenute aperte le iscrizioni al catechismo per tutto il mese di settembre, tutti i giorni… e arrivano a iscrivere i bambini fuori tempo massimo dicendo: “Padrecito, no sea malito!” (Padre, non essere cattivo). E io: “No soy malito, soy serio!”. La tentazione di dirgli di no, così imparano ad ascoltare gli avvisi, a venire a Messa, a leggere i cartelloni che abbiamo sparpagliato per la parrocchia con i tempi e orari di iscrizione, è forte. Poi ascolti le storie, capisci che molti non conoscono la parrocchia, o non vengono a Messa perché non sanno dov’è la chiesa, o abitano un po’ lontano e non c’è il bus, o lavorano fuori Quito, o non sono venuti a iscrivere i bambini perché non avevano i 3$ per il libro e aspettavano che gli pagassero la “quincena” (a metà mese, metà stipendio),…Insomma una palestra di umiltà perché non c’è solo la nostra maniera di organizzare le cose. Certo, continueremo a educare, ma con molta pazienza e serenità. Scoprire che l’altro non è come me aiuta stare sereni.
Meglio allenarsi ad avere cervello e cuore grandi che farsi il fegato grosso.
Penso a quel che ho respirato un po’ a Padova: l’esaltazione del tema della sicurezza, la paura dell’immigrato, l’opposizione a priori a quelli dell’altro partito-schieramento… rischia di creare un mondo di isolati, chiusi nelle proprie verità e quindi nelle proprie paure.
Meglio aprire le finestre e sapere che il mondo è grande, che la gente è tanta, che i modi di pensare sono diversi.
Non dico che tutte le idee sono buone, né che bisogna giustificare tutto, ma che prima della verità della mia testa vengono le persone. Se c’è da sottolineare un aspetto mi sembra che sia la congiunzione, non l’alternativa: “sia questo che quello” e non “o questo, o quello”.
Il tutto per dire che camminerò volentieri sia sulle Dolomiti che sulle Ande!
Ci risentiamo presto!


Eccomi riflesso negli occhiali di Riccardo

lunedì 28 luglio 2008

Sono in vacanza... in Italia!

Dalla settimana scorsa sono rientrato in Italia per un periodo di vacanza e incontri.
Ripreso il fuso e cercando di tirar un po' su la pressione (non sono più tanto abituato al caldo ne' alle basse quote!) spero di riuscire a salutare molte persone e amici di Padova e dintorni.
State bene!
Mauro

P.S. Ho ritrovato il mio vecchio numero di cellulare italiano.