Per l'ottobre missionario lo slogan è: "Spezzare il pane con tutti i popoli".
Ho scritto su questo tema la paginetta che segue.
Buon appetito!
Fatto n°1: Dopo le riunioni per preparare attività per i giovani accompagno Patricio (detto "Pato"), 20 anni, all'entrata di Carapungo a prendere il bus. Sono le 21.30. Dopo un'ora arriverà al posto di lavoro e fino a mattina preparerà il pane per guadagnarsi il pane e gli studi (di mattina dorme e pomeriggio studia!).
Fatto n° 2: mercoledì mattina, prima della Messa, passiamo da Manuel che regala 70 cioppe di pane per la colazione degli anziani. Ci da la borsa con il pane dicendo: "Hàgame el favor!" che potremmo tradurre: “fatemi questa gentilezza”. È lui che sta regalando, eppure lo vive come se ricevesse un favore!
Fatto n°3: per l'aumento del 17% del prezzo del pane scoppia una rivolta in Mozambico... milioni di mozambicani soccombono alla "dieta della miseria" ("milioni di mozambicani in immancabile sviluppo verso gli obbiettivi del millennio soccombono sempre alla dieta rigorosa della miseria. Adesso fa piangere pensarci ma uno dei segni scelti da quelle eccellenze economiche per indicare che il paese era in pieno boom era la moltiplicazione delle biciclette! E’ bastato un aumento del prezzo del pane, diciassette per cento annunciato dal governo per scombinare tutto. Ed ecco che due settimane fa un paese intero, coccolato dalla globalizzazione virtuosa è sceso in strada. In rivolta i quartieri poveri di Maputo dove gli economisti del fondo monetario non sono mai venuti per non sporcarsi le scarpe, perché non ci sono fogne e i mercati sono sempre vuoti". Così scrive Domenico Quirico a pag. 13 della Stampa del 20/9/2010) mentre facciamo una figura vergognosa insieme agli Stati Uniti come popoli tirchi e disinteressati che promettono aiuti e non mantengono la parola data (v. dati sugli aiuti per gli obiettivi del millennio).
Questi fatti mi aiutano a riflettere sul tema del pane e dei popoli... Il pane mi piace tantissimo da mangiare... Eredità di gusto di mio papà che mangia pasta, carne, verdura, addirittura la frutta, con il pane!
Il pane è simbolo di alimento basico, semplice e che non può mancare... Le patatine fritte, il gorgonzola, la nutella, la coca cola, i bagigi, possono tranquillamente mancare, il pane no!!!
Gesù è stato un genio a sceglierlo come rappresentante di ciò che dobbiamo chiedere al Padre ogni giorno, e anche nell'Eucaristia: Dio si fa presente nel pane spezzato insieme.
È curioso vedere come la prima tentazione sia il pane... È tentazione se è il pane-solo-per-me... Il mio pane. Gesù ci chiede di moltiplicarlo condividendo.
Leòn Gieco, un bravo cantautore argentino nella sua canzone "La memoria", denuncia:
“Dos mil comerían por un año
con lo que cuesta un minuto militar
Cuántos dejarían de ser esclavos
por el precio de una bomba al mar”.
(duemila mangerebbero per un anno
con quel che costa un minuto militare.
Quanti terminerebbero di essere schiavi
Con il prezzo di una bomba buttata in mare)
È drammatico leggere i bilanci degli stati: tanti soldi per la cosiddetta "Difesa"... Vuol dire che si considerano gli altri come minaccia. E pochissime risorse per la promozione umana (che risolverebbe alla radice praticamente tutti i problemi e tensioni militari del mondo). Sempre a curare gli effetti e non le cause... Siamo specialisti degli antidolorifici e non delle cure mirate, specialistiche, efficaci.
In luglio, con le valigie dei giovani seminaristi in visita in Ecuador, è arrivata in casa parrocchiale una macchina per fare il pane: di quelle che metti dentro tanta farina, tanto lievito, tanto sale, tanta acqua, chiudi il coperchio, vai a fare le tue cose e lei fa il pane. Basta attacare la spina e lei, in automatico, fa il pane. Straordinario! Meraviglioso! Eppure non abbiamo ancora fatto il pane... Perchè? La macchina va a 220 volt e qua ne abbiamo 110... Porca miseria! Sembra che il mondo abbia tutte le ricette e i mezzi per risolvere la questione del pane... Ma non ci si mette d'accordo sulla "tensione" di volontà e solidarietà che serve urgentemente: la corrente è alternata e impedisce di fare il bene. Dobbiamo trovare il trasformatore: che trasformi le 220 pie intenzioni in almeno 110 buone e concrete azioni.
Compagni! Sembra uno slogan social-comunista... Ma in realtà vuol dire quello che mangia il pane insieme a me (cum + panis), quello che è uguale a me (in veneto diremmo: "semo tuti compagni").
Questa mi sembra la chiave, il trasformatore, per vincere la miseria che è davvero porca. Riconoscere nell'altro uno uguale a me, un fratello.. Non un immigrato, un avversario, uno che mi ruba.
Per chi ha fede in Dio le frontiere sono una realtà formale (da rispettare nella legalità) ma non un valore. Il fratello è un valore (per questo diciamo "Padre nostro" e non "Padre mio"...). Per chi ha fede nell'uomo e nella giustizia (avendo come riferimento per esempio la dichiarazione dei diritti dell'uomo) è facile capire che finchè ci fosse anche uno solo a viver male perchè altri vivono troppo bene, tutti ne perdiamo in dignità.
"Spezzare il pane con tutti i popoli" vuol dire imparare da Pato, ragazzo "panadero" (fornaio) di Quito: non dormire e impegnarsi (non posso scrivere "farsi il culo") lavorando (attraverso azioni digenerosità personale e pressioni politiche) e studiando... Informazione, formazione e meditazione che diventino illumin-azione cioè azione illuminata.
"Spezzare il pane con tutti i popoli" vuol dire imparare da Manuel a donare nel silenzio capendo che quando doniamo riceviamo davvero un favore perchè cresciamo in umanità e riceviamo fratelli.
Vi prego di andare dal fornaro a comprare un po' di pane buono, fare una preghiera ringraziando per chi l'ha preparato, chiedendo che vi serva per servire e perchè tutti ne abbiano: quello per lo stomaco e quelli per saziare le "fami" profonde di tutti e ciascuno i figli di Dio.
Per chi ha un po' più di coraggio: invitate a tavola persone di altri popoli e imparate a conoscere altre culture dai racconti di tanti fratelli (è il passaggio dalla diffidenza alla fraternità passando per la convivialità). Sarà gran benedizione!
Ah... Non sarebbe male leggere la "Populorum progressio" (enciclica di Paolo VI)
Agosto 2007 al campo giovani
Una signora barba!!
venerdì 24 settembre 2010
lunedì 13 settembre 2010
riassunto estivo
Dove eravamo restati?
Molto indietro... Da maggio a inizio agosto i ritmi di attività sono vorticosamente aumentati... Vediamo dunque per capitoletti gli ultimi mesi:
Festa parrocchia:
sabato 29 e domenica 30 maggio la festa della comunità con rosario dell'aurora (alle 5.00 am), incontro formativo, concerto al sabato... E in teoria messa "campal" all'aperto la domenica mattina... "Pejo: pioverà?" "No, impossibile"... E infatti alla prima lettura siamo corsi tutti dentro in chiesa... Poi, per fortuna il cielo si è aperto a un po' di sole che ha permesso il pranzo comunitario, giochi, l'asta per Caritas di cose usate (una culla, un seggiolone, un letto, due fornelli, lampadari, aspirapolvere, ecc. W il riciclaggio!) e vari numeri di intrattenimento (balli, canti, scenette,...) proposti dai gruppi della parrocchia.
Festa nazionale 25 anni PJ:
Poi siamo corsi al mare per vedere le balene che passano davanti alle coste ecuatoriane ... Altra avventura con barchetta che si allontanava dalla costa affrontando ondone alte, bagnandoci dalla testa ai piedi (ma perchè si chiama Pacifico?)... Avanti verso il largo, ancora più avanti, ancora di più.. Ma cossa ghemo da rivare in giapone pa' vedare 'sti cetacei? E alla fine le abbiamo viste! Erano una balena con il suo balenetto. Emozionante.
Molto indietro... Da maggio a inizio agosto i ritmi di attività sono vorticosamente aumentati... Vediamo dunque per capitoletti gli ultimi mesi:
Festa parrocchia:
sabato 29 e domenica 30 maggio la festa della comunità con rosario dell'aurora (alle 5.00 am), incontro formativo, concerto al sabato... E in teoria messa "campal" all'aperto la domenica mattina... "Pejo: pioverà?" "No, impossibile"... E infatti alla prima lettura siamo corsi tutti dentro in chiesa... Poi, per fortuna il cielo si è aperto a un po' di sole che ha permesso il pranzo comunitario, giochi, l'asta per Caritas di cose usate (una culla, un seggiolone, un letto, due fornelli, lampadari, aspirapolvere, ecc. W il riciclaggio!) e vari numeri di intrattenimento (balli, canti, scenette,...) proposti dai gruppi della parrocchia.Cresime e chiusura catechesi:
la domenica dopo, 6 giugno, abbiamo celebrato le cresime (una sessantina) e il sabato 12 pomeriggio concluso l'anno catechistico.
Il sabato 12 alla mattina in cattedrale abbiamo avuto la gioia di celebrare l'ordinazione diaconale di Nelson, giovane (!) parrocchiano seminarista del seminario maggiore S. Josè di Quito. È di questi giorni la bella notizia che il rettore lo ha assegnato (dopo nostra letterina di richiesta) in servizio pastorale alla nostra parrocchia nonchè sua comunità di origine.
Visita seminaristi:
stanchi per le fatiche di studio, sono arrivati in visita dal 29 giugno al 17 luglio Daniele, Enrico, Mattia, Mirco, Vincenzo (seminaristi che han terminato il V anno di formazione al Maggiore di Padova) con don Giampaolo e don Giuliano. Sono stati una bella presenza sia per la compagnia, sia per i temi e le esperienze condivise insieme... Ma chiedete a loro che vi raccontino!
Formazione animatori e campamento bambini:
Anche quest'estate abbiam proposto la due giorni di formazione per animatori della zona (han partecipato in circa 150 sabato 3 e domenica 4 luglio) in preparazione all'esperienza del "campamento vacacional para niños/as ... (questo lo metterò sul prossimo articoletto). Una delle cose rilevanti è che il libretto del campamento con storia, attività, preghiere, l'abbiamo scritto con Patricio, Ceci, Darwin, Lorenza, Aurora: un grosso lavoro di riunioni, chiarirsi idee e obiettivi, trovare l'attività a tema, rileggere e correggere,... Però utile (per imparare a fare le cose intenzionalmente) e usato da diverse parrocchie della zona.
Qui in parrocchia si son creati due gruppi: i 300 bambini e i 60 adolescenti-giovani animatori. Due settimane intense. Speriamo che gli animatori continuino poi nel gruppo giovani.Campamento adolescentes y jòvenes:
la prima di agosto abbiamo proposto attività per adolescenti e giovani. Dopo alcuni giochi di integrazione e un momento di preghiera insieme si dividevano nei corsi di ballo, chitarra, murales, tejido (tra uncinetto, ferri e ricamo), cucina, canto (con Silvia, amica in visita, maestra di coro più a gesti ed entusiasmo che in spagnolo!), teatro, mantenimento computer (montare e smontare, installare programmi, ecc.). Si sono iscritti in 100!
Festa nazionale 25 anni PJ:
l'esperienza del campamento per adolescentes y jòvenes si è conclusa ospitando una sessantina di giovani della diocesi di Ibarra (90 km a nord rispetto a Quito) per partecipare insieme alla festa nazionale per i 25 anni della pastorale giovanile dell'Ecuador. Sabato 7 e domenica 8 agosto circa 4000 giovani si son riuniti con momenti di animazione, catechesi, preghiera, festa, musica, pellegrinaggio ...
Vacanze...
Stremato da tante attività, non vedevo l'ora che arrivasse Maci (uno dei tosi del Carmine, che mi ha sopportato come animatore da quando aveva 7-8 anni... Adesso ne ha 30!) con Luca e Alessio, amici alpinisti. E con loro siam riusciti a fare un po' di montagna: passeggiate, scalate, avventure varie.
Il giro della laguna di Cuicocha (3000 - 3500 mslm), la cima del Rucu Pichincha (4700 mslm), avvicinamento al rifugio del Cayambe (questa avventura merita un racconto a parte che non tarderò a scrivere), 4 giorni nel parco del Cotopaxi tentando la cima (siamo arrivati a 5535 mslm gustandoci una stellata spettacolare, ammirando una meraviglia di alba da lassù e scendendo in mezzo a un labirinto di ghiacci da favola che , evidentemente di notte non eravamo riusciti ad apprezzare). Davvero piacevole!
venerdì 10 settembre 2010
venerdì 28 maggio 2010
Te amo, siempre te amé...
Ma parliamo di uno dei problemi più grandi, purtroppo non solo della nostra parrocchia, ma dell'Ecuador: l'alcohol.
Hacer "san viernes" (far santo venerdì) è un modo di dire che non ha niente di devoto: vuol dire bere e imbriagarsi con gli amici. Perchè di venerdì? Perchè al sabato molti non lavorano (e spesso hanno ricevuto la paga) e quindi possono stare a smaltire la sbornia. Al venerdì sera c'è da stare attenti a guidare. Spesso ci sono uomini barcollanti a lato della strada, o addirittura, come ci è capitato, distesi in mezzo alla carreggiata!
Scene pietose si vedono frequentemente: le mogli e i figli bambini che vanno in cerca in quartiere del papà "borracho" (=imbriago) per portarlo a casa.
L'alcohol costa poco: la punta (un distillato di canna da zucchero, sullo schifosetto) costa un paio di dollari al litro. Spesso bevono "vino" di frutta in cartone (PESSIMO!!, ma a un dollaro al litro e mezzo), o la cassa di birra (12 bottiglie da 600cc a 6,75)... I risultati però sono praticamente uguali:
Violenza familiare, incidenti stradali mortali, qualche suicidio per depressione post-balla, risse e accoltellamenti tra imbriaghi, mogli che soffrono per la situazione e in alcuni casi se ne vanno con i figli per salvarsi dalle botte e maltrattamenti vari...
Non saprei fare un quadro sociologico-statistico indicando percentuali di persone che bevono abitualmente nei fine settimana, certo è che (soprattutto raccogliendo gli sfoghi delle madri di famiglia) è un problema sociale grave.
La cosa che fa rabbia è che di domenica o martedì gli uomini non bevono... Sanno controllarsi. Però nel fine settimana non c'è autocontrollo che tenga.
Pare in aumento anche tra le donne ... Più discrete, ma anche attaccate alla bottiglia...
Vi racconto un fatto concreto successo dopo Pasqua.
Domenica sera: dopo la Messa delle 18 ero in riunione per decidere della festa della biblioteca. Suona al campanello una giovane signora (meno di trent'anni, mamma di tre figli) che avevo conosciuto e con cui avevo parlato in settimana santa. Mi dice, piangendo, che la mamma le aveva telefonato per portarle a casa un prete che parlasse al figlio, lasciato in mattinata dalla moglie con il figlioletto, per convincerlo di non fare scemenze.
Liquido la riunione e vado.
Aprono la porta e la scena che vedo è questa: un giovane (20-25 anni) mezzo nudo coperto da una coperta nel pavimento che dorme, una signora (la mamma) che raccoglie vetri rotti da terra e che mi racconta la faccenda. Il figlio la sera prima è tornato a casa ubriaco e la mattina della domenica la moglie stanca di preoccuparsi e delle liti successive alle sbornie fa le valigie, prende il figlioletto di 3 anni e torna a casa dai suoi. Smaltita la ciucca il marito si rende conto, le telefona e lei gli risponde che si è stufata e che o cambia o resta solo. Lui si arrabbia e comincia a bere. La madre (che vive al piano sopra) lo trova imbriago e cerca di parlargli, ma lui dice che senza suo figlio vuole farla finita. Preoccupata la signora vuole che un prete gli faccia una predica perchè il figlio che dice spropositi cambi.
Finchè 'sta pora donna mi racconta la storia, il figlio in questione si sveglia. La madre gli dice: Guarda che è venuto a trovarti il padre della parrocchia... Salutalo, mettiti in piedi e ascolta quello che deve dirti!".
Immaginate come mi sentivo... Avevo cercato di spiegare alla signora che finchè l'è imbriago non serve parlargli, che sarei tornato il giorno dopo o in altro momento per parlare lucidamente con il toso...
Dal pavimento cerca di ricomporsi, non riesce a mettersi in piedi e allora si inginocchia. Mi tende le mani e gliele prendo nelle mie. Con gli occhi lucidi e commosso il toso mi dice: "te amo, siempre te amè". Stavo per imboressarmi e ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per stare serio.
In pratica, vista la barba quasi patriarcale che mi portavo addosso, mi ha scambiato per Gesù.
La professione di fede e amore al Signore era sincera, per essere ubriaco...
Alla fine a forza di dài son riuscito a convincerlo che andasse a letto a dormire.
È un problema enorme e fortemente radicato che non sappiamo bene da dove prendere...
Noi preti non beviamo mai in pubblico proprio per dare un esempio, ma non basta.
Al venerdì abbiamo cominciato a fare alcune proposte (cineforum, scuola di preghiera, incontri dei genitori della catechesi) però non basta...
Con i giovani abbiamo fatto qualche incontro per parlare di questi temi, però, purtroppo, non serve... Ti dicono "Sì" ma poi si comportano conformandosi al branco-gregge.
È estremamente difficile giudicare il "peccato" (è fatto sociale, è un modo molte volte di stare insieme,...) però i problemi restano.
Chissà che riusciamo a trovare strategie e iniziative che aiutino le persone a cambiare comportamenti per una maggiore dignità e felicità personale e familiare...
Hacer "san viernes" (far santo venerdì) è un modo di dire che non ha niente di devoto: vuol dire bere e imbriagarsi con gli amici. Perchè di venerdì? Perchè al sabato molti non lavorano (e spesso hanno ricevuto la paga) e quindi possono stare a smaltire la sbornia. Al venerdì sera c'è da stare attenti a guidare. Spesso ci sono uomini barcollanti a lato della strada, o addirittura, come ci è capitato, distesi in mezzo alla carreggiata!
Scene pietose si vedono frequentemente: le mogli e i figli bambini che vanno in cerca in quartiere del papà "borracho" (=imbriago) per portarlo a casa.
L'alcohol costa poco: la punta (un distillato di canna da zucchero, sullo schifosetto) costa un paio di dollari al litro. Spesso bevono "vino" di frutta in cartone (PESSIMO!!, ma a un dollaro al litro e mezzo), o la cassa di birra (12 bottiglie da 600cc a 6,75)... I risultati però sono praticamente uguali:
Violenza familiare, incidenti stradali mortali, qualche suicidio per depressione post-balla, risse e accoltellamenti tra imbriaghi, mogli che soffrono per la situazione e in alcuni casi se ne vanno con i figli per salvarsi dalle botte e maltrattamenti vari...
Non saprei fare un quadro sociologico-statistico indicando percentuali di persone che bevono abitualmente nei fine settimana, certo è che (soprattutto raccogliendo gli sfoghi delle madri di famiglia) è un problema sociale grave.
La cosa che fa rabbia è che di domenica o martedì gli uomini non bevono... Sanno controllarsi. Però nel fine settimana non c'è autocontrollo che tenga.
Pare in aumento anche tra le donne ... Più discrete, ma anche attaccate alla bottiglia...
Vi racconto un fatto concreto successo dopo Pasqua.
Domenica sera: dopo la Messa delle 18 ero in riunione per decidere della festa della biblioteca. Suona al campanello una giovane signora (meno di trent'anni, mamma di tre figli) che avevo conosciuto e con cui avevo parlato in settimana santa. Mi dice, piangendo, che la mamma le aveva telefonato per portarle a casa un prete che parlasse al figlio, lasciato in mattinata dalla moglie con il figlioletto, per convincerlo di non fare scemenze.
Liquido la riunione e vado.
Aprono la porta e la scena che vedo è questa: un giovane (20-25 anni) mezzo nudo coperto da una coperta nel pavimento che dorme, una signora (la mamma) che raccoglie vetri rotti da terra e che mi racconta la faccenda. Il figlio la sera prima è tornato a casa ubriaco e la mattina della domenica la moglie stanca di preoccuparsi e delle liti successive alle sbornie fa le valigie, prende il figlioletto di 3 anni e torna a casa dai suoi. Smaltita la ciucca il marito si rende conto, le telefona e lei gli risponde che si è stufata e che o cambia o resta solo. Lui si arrabbia e comincia a bere. La madre (che vive al piano sopra) lo trova imbriago e cerca di parlargli, ma lui dice che senza suo figlio vuole farla finita. Preoccupata la signora vuole che un prete gli faccia una predica perchè il figlio che dice spropositi cambi.
Finchè 'sta pora donna mi racconta la storia, il figlio in questione si sveglia. La madre gli dice: Guarda che è venuto a trovarti il padre della parrocchia... Salutalo, mettiti in piedi e ascolta quello che deve dirti!".
Immaginate come mi sentivo... Avevo cercato di spiegare alla signora che finchè l'è imbriago non serve parlargli, che sarei tornato il giorno dopo o in altro momento per parlare lucidamente con il toso...
Dal pavimento cerca di ricomporsi, non riesce a mettersi in piedi e allora si inginocchia. Mi tende le mani e gliele prendo nelle mie. Con gli occhi lucidi e commosso il toso mi dice: "te amo, siempre te amè". Stavo per imboressarmi e ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per stare serio.
In pratica, vista la barba quasi patriarcale che mi portavo addosso, mi ha scambiato per Gesù.
La professione di fede e amore al Signore era sincera, per essere ubriaco...
Alla fine a forza di dài son riuscito a convincerlo che andasse a letto a dormire.
È un problema enorme e fortemente radicato che non sappiamo bene da dove prendere...
Noi preti non beviamo mai in pubblico proprio per dare un esempio, ma non basta.
Al venerdì abbiamo cominciato a fare alcune proposte (cineforum, scuola di preghiera, incontri dei genitori della catechesi) però non basta...
Con i giovani abbiamo fatto qualche incontro per parlare di questi temi, però, purtroppo, non serve... Ti dicono "Sì" ma poi si comportano conformandosi al branco-gregge.
È estremamente difficile giudicare il "peccato" (è fatto sociale, è un modo molte volte di stare insieme,...) però i problemi restano.
Chissà che riusciamo a trovare strategie e iniziative che aiutino le persone a cambiare comportamenti per una maggiore dignità e felicità personale e familiare...
Cronaca spicciola:
Bimba che dopo la Messa della 1 Comunione si è messa a giocare con gli strumenti...Domenica 25/4 abbiamo fatto la festa della biblioteca con concorsi di "pongo" e murales, con giochi e balli, con la vendita di libri e campagna di iscrizioni alla biblioteca. Poca gente legge, per i costi dei libri e il poco tempo libero... E pochi sanno che abbiamo una biblioteca (non grande, circa 3000 libri e molti per ragazzi): si rende necessario farla conoscere. Han partecipato circa 300 persone: speriamo che si appassionino alla lettura e che pian pianio cresca il livello "culturale" del settore.

Abbiamo celebrato domenica 2/5 la prima comunione, anzi meglio, le prime comunioni: 3 messe perchè con 177 prime comunioni la gente non ci sarebbe stata in chiesa.
Al sabato il ritiro con le confessioni dei bambini e nelle sere precedenti i genitori.
Il don Nicola ha seguito il tutto e, alla fine stanco, ma soddisfatto aveva questo fiorito aspetto!

Sabato 8/5 siccome hanno annullato la festa giovani della diocesi, abbiamo organizzato un pomeriggio di sport (campionati di calcio, basket, ballo, aereoplani di carta,...) con i giovani della zona. Son venuti un centinaio di ragazzi da 5 parrocchie. Non molti, ma siamo contenti perchè non ha piovuto, i giovani si sono divertiti, abbiamo imparato come fare meglio l'anno prossimo.
Abbiamo finito il cineforum di 3 film sul tema pastorale dell'anno: la carità. Un bel film messicano "El estudiante" (sull'amore di coppia e alla cultura), "Romero" (sull'amore alla giustizia: la storia del vescovo di san Salvador ucciso nel 1980) e "Madre Teresa" (sull'amore a Gesù nei poveri).
Stiamo preparando la festa della parrocchia (domenica 30 maggio)

Abbiamo celebrato domenica 2/5 la prima comunione, anzi meglio, le prime comunioni: 3 messe perchè con 177 prime comunioni la gente non ci sarebbe stata in chiesa.
Al sabato il ritiro con le confessioni dei bambini e nelle sere precedenti i genitori.
Il don Nicola ha seguito il tutto e, alla fine stanco, ma soddisfatto aveva questo fiorito aspetto!

Sabato 8/5 siccome hanno annullato la festa giovani della diocesi, abbiamo organizzato un pomeriggio di sport (campionati di calcio, basket, ballo, aereoplani di carta,...) con i giovani della zona. Son venuti un centinaio di ragazzi da 5 parrocchie. Non molti, ma siamo contenti perchè non ha piovuto, i giovani si sono divertiti, abbiamo imparato come fare meglio l'anno prossimo.
Abbiamo finito il cineforum di 3 film sul tema pastorale dell'anno: la carità. Un bel film messicano "El estudiante" (sull'amore di coppia e alla cultura), "Romero" (sull'amore alla giustizia: la storia del vescovo di san Salvador ucciso nel 1980) e "Madre Teresa" (sull'amore a Gesù nei poveri).
Stiamo preparando la festa della parrocchia (domenica 30 maggio)
venerdì 2 aprile 2010
Piedi in Cielo
Stavamo cercando una mezz'oretta tranquilla e l'ispirazione per questi auguri di Pasqua. In mezzo a mille cose che ci riempiono le giornate e il cuore in questa settimana santa ve ne raccontiamo in breve (prima di addormentarci sulla tastiera) due.
Giovedì santo: lavanda dei piedi. Visto che il tema del nostro piano pastorale per ques'anno è la carità, abbiamo scelto gli "apostoli" per la lavanda dei piedi tra le persone che svolgono un servizio in parroquia e soprattutto tra i volontari o i beneficiari del gruppo Caritas. Don Nicola ha chiesto a doña Inés se era disponibile per il lavatorio ed ha accettato. Ci sarebbe piaciuto di più poterlo fare con il marito, don Alonso (qua si dice "don" agli uomini sposati, non ai preti, chiamati invece "padre")... Ma per via del tumore, con i suoi 80 e rotti anni, si ritrova senza gambe in sedia a rotelle. Gliele hanno amputate anni fa. Il gruppo Caritas della parrocchia li sta aiutando per alcune medicine e per una nipote con la borsa di studio (beca escolar). Beh, insomma, il Nicola gliel'ha detto... La battuta poteva sembrare pesante: don Alonso, ci sarebbe piaciuto lavarti i piedi.. Ma come facciamo? E lui con il sorriso burlone e, ottimista nonostante tutto, che spesso sfoggia quando si chiacchiera insieme, risponde: non c'è problema, i miei piedi sono già in paradiso!
Splendido! Ci ha davvero commosso.
I miei piedi son già in Paradiso. 
Ci domandiamo se i nostri piedi ci stanno precedendo insieme al cuore tirandoci la volata verso l'incontro con Gesù... Molte volte, noi che i piedi li abbiamo, li teniamo penosamente ancorati a terra... Gente con i piedi per terra: che brutta espressione. Don Alonso ci insegna che i piedi dovrebbero già essere in cielo: correre come Giovanni e Pietro non solo all'andata, ma soprattutto al ritorno dal sepolcro (dopo aver visto e creduto).
E così abbiamo avuto il 13° apostolo e Nicola gli ha lavato le mani (una lavata molto più bella e intensa di quella vile di Pilato!). 
Poi dall'assemblea si è fatta avanti una signora che non c'entrava un emerito niente e si è tolta una scarpa e ha aspettato che Nicola le lavasse il piede... Si è messa lì e ha aspettato con la sua figlioletta a lato che guardava curiosa. "Anch'io!" sembrava chiedere. Finchè Nicola lavava il piede inatteso, Mauro a microfono commentava: Purtroppo non abbiamo il tempo di lavare i piedi a tutti, però che bello sarebbe: non solo la 14° apostola, ma tutti dovremmo poter vivere l'esperienza di lasciarci voler bene e servire non solo dal nostro parroco, ma dallo stesso Signore. Un bellissimo esempio di "spontaneità liturgica" difficile da pensare nelle nostre Messe solenni in Italia... Però è vero: anch'io! Dovrebbe essere la richiesta di ciascuno di noi... Anch'io, Signore, desidero essere partecipe e protagonista delle tue liturgie, delle tue attenzioni così amorevoli, della tua Risurrezione in questo 2010.
Venerdì santo: i giovani nei due pomeriggi precedenti han vissuto la "Pascua Juvenil", una specie di camposcuola che si vive in parrocchia facendo delle attività e partecipando alle celebrazioni del Triduo. Quest'anno son venuti in tanti: più di 80... Dalle 3 del pomeriggio fino alle 21.30-22 preparando una via crucis drammatizzata. Con tanto di crociona pesante da portare in 4 in processione, attori, ecc. 
A parte il fatto che Javier si è commosso recitando la parte di Gesù in croce, questo ragazzo negro e alto in croce era davvero una figura che ha tenuto la gente in silenzio: ci ha colpito tutti.
Abbiamo messo un tot di chiodi sulla croce chiedendo perdono per questo e quell'altro (4 intenzioni preparate dai giovani) e poi abbiamo lasciato il microfono per chi avesse voluto chiedere perdono per qualcosa...

Insomma: buona Pasqua,Gesù che ci dà la vita vi commuova fino a muovere i vostri piedi che vi precedano veloci in cielo per poter cambiare e trasfigurare le tante morti e oscurità della terra.
Lorenza, Mauro, Nicola
Giovedì santo: lavanda dei piedi. Visto che il tema del nostro piano pastorale per ques'anno è la carità, abbiamo scelto gli "apostoli" per la lavanda dei piedi tra le persone che svolgono un servizio in parroquia e soprattutto tra i volontari o i beneficiari del gruppo Caritas. Don Nicola ha chiesto a doña Inés se era disponibile per il lavatorio ed ha accettato. Ci sarebbe piaciuto di più poterlo fare con il marito, don Alonso (qua si dice "don" agli uomini sposati, non ai preti, chiamati invece "padre")... Ma per via del tumore, con i suoi 80 e rotti anni, si ritrova senza gambe in sedia a rotelle. Gliele hanno amputate anni fa. Il gruppo Caritas della parrocchia li sta aiutando per alcune medicine e per una nipote con la borsa di studio (beca escolar). Beh, insomma, il Nicola gliel'ha detto... La battuta poteva sembrare pesante: don Alonso, ci sarebbe piaciuto lavarti i piedi.. Ma come facciamo? E lui con il sorriso burlone e, ottimista nonostante tutto, che spesso sfoggia quando si chiacchiera insieme, risponde: non c'è problema, i miei piedi sono già in paradiso!
Splendido! Ci ha davvero commosso.
I miei piedi son già in Paradiso.

Ci domandiamo se i nostri piedi ci stanno precedendo insieme al cuore tirandoci la volata verso l'incontro con Gesù... Molte volte, noi che i piedi li abbiamo, li teniamo penosamente ancorati a terra... Gente con i piedi per terra: che brutta espressione. Don Alonso ci insegna che i piedi dovrebbero già essere in cielo: correre come Giovanni e Pietro non solo all'andata, ma soprattutto al ritorno dal sepolcro (dopo aver visto e creduto).
E così abbiamo avuto il 13° apostolo e Nicola gli ha lavato le mani (una lavata molto più bella e intensa di quella vile di Pilato!).

Poi dall'assemblea si è fatta avanti una signora che non c'entrava un emerito niente e si è tolta una scarpa e ha aspettato che Nicola le lavasse il piede... Si è messa lì e ha aspettato con la sua figlioletta a lato che guardava curiosa. "Anch'io!" sembrava chiedere. Finchè Nicola lavava il piede inatteso, Mauro a microfono commentava: Purtroppo non abbiamo il tempo di lavare i piedi a tutti, però che bello sarebbe: non solo la 14° apostola, ma tutti dovremmo poter vivere l'esperienza di lasciarci voler bene e servire non solo dal nostro parroco, ma dallo stesso Signore. Un bellissimo esempio di "spontaneità liturgica" difficile da pensare nelle nostre Messe solenni in Italia... Però è vero: anch'io! Dovrebbe essere la richiesta di ciascuno di noi... Anch'io, Signore, desidero essere partecipe e protagonista delle tue liturgie, delle tue attenzioni così amorevoli, della tua Risurrezione in questo 2010.
Venerdì santo: i giovani nei due pomeriggi precedenti han vissuto la "Pascua Juvenil", una specie di camposcuola che si vive in parrocchia facendo delle attività e partecipando alle celebrazioni del Triduo. Quest'anno son venuti in tanti: più di 80... Dalle 3 del pomeriggio fino alle 21.30-22 preparando una via crucis drammatizzata. Con tanto di crociona pesante da portare in 4 in processione, attori, ecc.

A parte il fatto che Javier si è commosso recitando la parte di Gesù in croce, questo ragazzo negro e alto in croce era davvero una figura che ha tenuto la gente in silenzio: ci ha colpito tutti.
Abbiamo messo un tot di chiodi sulla croce chiedendo perdono per questo e quell'altro (4 intenzioni preparate dai giovani) e poi abbiamo lasciato il microfono per chi avesse voluto chiedere perdono per qualcosa...

Ve lo immaginate? La coda con richieste sincere e personali (perdona Signore che non sono una buona madre, che in famiglia non sono un buon marito e mi sono sbagliato....) ... E poi si è avvicinata al microfono una vecchina vecchina, carica di rughe e ha detto con una semplicità commovente: ti prego Signore di aiutarmi a prepararmi bene alla mia morte, Señor, ten piedad.
Non paura della morte, ma confidenza e fiducia in Dio... Anche lei i piedi non li ha nella fossa, ma sono già in cielo. Potenza della Risurrezione e dell'Amore di Gesù!
Non paura della morte, ma confidenza e fiducia in Dio... Anche lei i piedi non li ha nella fossa, ma sono già in cielo. Potenza della Risurrezione e dell'Amore di Gesù!

Insomma: buona Pasqua,Gesù che ci dà la vita vi commuova fino a muovere i vostri piedi che vi precedano veloci in cielo per poter cambiare e trasfigurare le tante morti e oscurità della terra.
Lorenza, Mauro, Nicola
lunedì 22 marzo 2010
Storie di burocrazie ... E faccia tosta!
La legalità è un valore. E quindi da buoni cittadini cerchiamo di "cumplir con las leyes".
Dunque c'è da fare la revisione alle macchine. Una volta all'anno (per i pulmini 2 volte!).
Si paga la tassa (proporzionale al valore della macchina) per la revisione meccanica e l'altra per la "matricula" (sarebbe quello che da noi era il bollo). Dopo 72 - 96 ore il "sistema" registra il pagamento e puoi andare a far revisionare la macchina.
Da quest'anno in gennaio fanno la revisione-matricula le macchine con targa che finisce in 0, entro febbraio quelle col 1, ecc. Il chevrolet Luv rosso di Carcelèn Bajo finisce in 1 e il Pulmino Kia con 2, quindi con Nicola Zerbetto (laico Fidei Donum a Carcelèn Bajo) ci mettiamo d'accordo per andare il 28/2 alle 5.00 di mattina a metterci in coda per la revisione. Alle 4.50 c'erano 140 macchine, bus, camion prima di noi.. Sarà perchè è fine settimana e fine mese, ci diciamo, così decidiamo di tornare a letto e ripresentarci il martedì all'alba, sperando bene.
Alle 5.00 siamo lì in 11 e 12 posizione. Perfetto!
Entriamo al primo turno quando aprono alle 8.00. Parcheggio dentro e una ruota è bucata. Parti e cerca un gommista: torno dopo mezz'ora con un chiodo in mano e la gomma aggiustata. Fanno la revisione e la macchina rossa passa, ma il pulmino no (gas di scarico superiori ai limiti consentiti).
Torniamo a casa a bere un caffè e parto con la macchina rossa verso la U.V.N. (Unidad Vehicular Norte) della polizia per rifare la matricula (è il libretto di circolazione) scaduta a dicembre scorso. Arrivo alle 9.45. Mi metto nell'immancabile coda unica e lunga con le fotocopie a colori dei documenti richiesti. Dopo mezz'ora chiedo: è questa la coda per la matricola? No!! Mi fa un poliziotto, questa è per rinnovare la patente. Vada dentro. Vado dentro con un po' di fumi e allo sportello, dopo una piccola coda, spiego tutto, do i documenti e mi dicono: tutto in regola, solo che non abbiamo la carta ufficiale del ministero per stamparti il documento. Vai alla Jefatura (comando) del transito...
Ciapa la macchina. Va dall'altra parte della città, mettiti in coda dietro a una quarantina di macchine (per rifare il libretto i meccanici della polizia prendono il calco del numero del telaio e motore). Ne fanno entrare 20 alla volta. Arrivo e aprono i cancelli facendo entrare subito 20 macchine. Aspetta in macchina un'ora. Aprono di nuovo i cancelli e il serpentone entra: altre 20! Io evidentemente sono la numero 21! Boia can! Aspetto in pole position. Passa un'altra oretta (son già le 13.00) e finalmente tocca a me. Prima di entrare guardano i documenti e mi dicono: ok, tutto in regola, pero non serve che ci fai vedere la macchina, abbiamo cambiato regole. Basta che vai dentro con le carte: cercati un parcheggio e torna. Evidentemente il parcheggio comunale lì vicino era chiuso e quindi vaga fino a trovare. Entro negli uffici che sembrano moderni, con tanto di tabellone elettronico con i numeri. Toccava al numero 132. Cerco il distributore di numeretti e non c'è. Chiedo e mi dicono che nella guardiola danno i turni (scritti a penna su fogliettini di carta e firmati). Vado alla guardiola, mi metto in coda (c'erano una cinquantina di persone prima di me e aspetto, aspetto, aspetto, aspetto... La signorina della guardiola non c'è. Indi, caricato da tante code, sfortune, attese alzo la voce e chiedo, insieme a tutta la coda, se possono darci un turno o informazioni. Finalmente viene fuori il capo e dice che, siccome due ore prima era saltato il sistema (cioè i computer non avevano accesso alla base di dati della polizia) e si era riconnesso da poco, per quel giorno non avrebbero dato altri turni, perchè ne avevano già dati 200 e quindi: andate a casa! Tornate domani!
Io ero in piedi dalle 4.30 e capirete che alle 14.30 dopo un tot di code e disorganizzazioni e sfortune ero un pochino indispettito (la parola più adatta a questo pensiero è evidentemente un'altra! Ma sul blog no posso scrivere tante parolasse!). E quindi, civilmente, ma a voce alta, ho fatto le mie considerazioni sulla disorganizzazione dell'ufficio, sulla mancanza di informazioni, sul fatto che molta gente chiede permessi dal lavoro per fare i documenti e cumplir con la ley, ma non è loro permesso, ecc. Altri, poi han detto che molti che avevano il turno erano andati via, e quindi ci facessero i documenti a noi!
Irremovibile il capo ha detto di no: 200 ho detto e 200 saranno!
Poi, visto che (ciliegina sulla torta della confusione!) il tabellone si è spento, ha cominciato, in mezzo alla bolgia a chiamare i numeri a voce: numero 134, allo sportello 2! Numero 135, 136, 137...e nessuno che si faceva vivo... Arriva al 189 e uno va... Arriva al 200 e altre due persone si avvicinano allo sportello... Beh ho mantenuto la calma, però non ho resistito... Ci ho provato e mi è andata bene: senza turno mi sono avvicinato allo sportello, nel casotto disorganizzato non mi ha chiesto il numero, ha ritirato le carte e in 3 minuti avevo in mano il documento. Toh!
Dunque c'è da fare la revisione alle macchine. Una volta all'anno (per i pulmini 2 volte!).
Si paga la tassa (proporzionale al valore della macchina) per la revisione meccanica e l'altra per la "matricula" (sarebbe quello che da noi era il bollo). Dopo 72 - 96 ore il "sistema" registra il pagamento e puoi andare a far revisionare la macchina.
Da quest'anno in gennaio fanno la revisione-matricula le macchine con targa che finisce in 0, entro febbraio quelle col 1, ecc. Il chevrolet Luv rosso di Carcelèn Bajo finisce in 1 e il Pulmino Kia con 2, quindi con Nicola Zerbetto (laico Fidei Donum a Carcelèn Bajo) ci mettiamo d'accordo per andare il 28/2 alle 5.00 di mattina a metterci in coda per la revisione. Alle 4.50 c'erano 140 macchine, bus, camion prima di noi.. Sarà perchè è fine settimana e fine mese, ci diciamo, così decidiamo di tornare a letto e ripresentarci il martedì all'alba, sperando bene.
Alle 5.00 siamo lì in 11 e 12 posizione. Perfetto!
Entriamo al primo turno quando aprono alle 8.00. Parcheggio dentro e una ruota è bucata. Parti e cerca un gommista: torno dopo mezz'ora con un chiodo in mano e la gomma aggiustata. Fanno la revisione e la macchina rossa passa, ma il pulmino no (gas di scarico superiori ai limiti consentiti).
Torniamo a casa a bere un caffè e parto con la macchina rossa verso la U.V.N. (Unidad Vehicular Norte) della polizia per rifare la matricula (è il libretto di circolazione) scaduta a dicembre scorso. Arrivo alle 9.45. Mi metto nell'immancabile coda unica e lunga con le fotocopie a colori dei documenti richiesti. Dopo mezz'ora chiedo: è questa la coda per la matricola? No!! Mi fa un poliziotto, questa è per rinnovare la patente. Vada dentro. Vado dentro con un po' di fumi e allo sportello, dopo una piccola coda, spiego tutto, do i documenti e mi dicono: tutto in regola, solo che non abbiamo la carta ufficiale del ministero per stamparti il documento. Vai alla Jefatura (comando) del transito...
Ciapa la macchina. Va dall'altra parte della città, mettiti in coda dietro a una quarantina di macchine (per rifare il libretto i meccanici della polizia prendono il calco del numero del telaio e motore). Ne fanno entrare 20 alla volta. Arrivo e aprono i cancelli facendo entrare subito 20 macchine. Aspetta in macchina un'ora. Aprono di nuovo i cancelli e il serpentone entra: altre 20! Io evidentemente sono la numero 21! Boia can! Aspetto in pole position. Passa un'altra oretta (son già le 13.00) e finalmente tocca a me. Prima di entrare guardano i documenti e mi dicono: ok, tutto in regola, pero non serve che ci fai vedere la macchina, abbiamo cambiato regole. Basta che vai dentro con le carte: cercati un parcheggio e torna. Evidentemente il parcheggio comunale lì vicino era chiuso e quindi vaga fino a trovare. Entro negli uffici che sembrano moderni, con tanto di tabellone elettronico con i numeri. Toccava al numero 132. Cerco il distributore di numeretti e non c'è. Chiedo e mi dicono che nella guardiola danno i turni (scritti a penna su fogliettini di carta e firmati). Vado alla guardiola, mi metto in coda (c'erano una cinquantina di persone prima di me e aspetto, aspetto, aspetto, aspetto... La signorina della guardiola non c'è. Indi, caricato da tante code, sfortune, attese alzo la voce e chiedo, insieme a tutta la coda, se possono darci un turno o informazioni. Finalmente viene fuori il capo e dice che, siccome due ore prima era saltato il sistema (cioè i computer non avevano accesso alla base di dati della polizia) e si era riconnesso da poco, per quel giorno non avrebbero dato altri turni, perchè ne avevano già dati 200 e quindi: andate a casa! Tornate domani!
Io ero in piedi dalle 4.30 e capirete che alle 14.30 dopo un tot di code e disorganizzazioni e sfortune ero un pochino indispettito (la parola più adatta a questo pensiero è evidentemente un'altra! Ma sul blog no posso scrivere tante parolasse!). E quindi, civilmente, ma a voce alta, ho fatto le mie considerazioni sulla disorganizzazione dell'ufficio, sulla mancanza di informazioni, sul fatto che molta gente chiede permessi dal lavoro per fare i documenti e cumplir con la ley, ma non è loro permesso, ecc. Altri, poi han detto che molti che avevano il turno erano andati via, e quindi ci facessero i documenti a noi!
Irremovibile il capo ha detto di no: 200 ho detto e 200 saranno!
Poi, visto che (ciliegina sulla torta della confusione!) il tabellone si è spento, ha cominciato, in mezzo alla bolgia a chiamare i numeri a voce: numero 134, allo sportello 2! Numero 135, 136, 137...e nessuno che si faceva vivo... Arriva al 189 e uno va... Arriva al 200 e altre due persone si avvicinano allo sportello... Beh ho mantenuto la calma, però non ho resistito... Ci ho provato e mi è andata bene: senza turno mi sono avvicinato allo sportello, nel casotto disorganizzato non mi ha chiesto il numero, ha ritirato le carte e in 3 minuti avevo in mano il documento. Toh!
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